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COLLEZIONI IN GIARDINO. UN GIARDINO IN COLLEZIONE

Visite guidate tematiche nei giardini

I piccoli e grandi giardini Verbanesi sono spesso frutto ed espressione della passione dei loro creatori. E che dire della passione di coloro che collezionano giardini e piante sugli scaffali della propria libreria? Giardini sontuosi ed essenze botaniche preziose sempre a portata di mano sottoforma di libro. Passione e collezione sono i temi conduttori delle visite nei giardini.

Domenica 20 settembre ore 14.00
Le piante segrete a Villa Taranto
A cura del Dr Franco Caretti - curatore Giardini Botanici di Villa Taranto

Martedì 22 settembre ore 14.00
Le Conifere di Villa Taranto
A cura del Dr Franco Caretti - curatore Giardini Botanici di Villa Taranto

Mercoledì 23 settembre ore 15.00
Garden Mania: la passione dei giardini nei libri. Letture e conversazioni nelle stanze verdi del giardino di Villa San Remigio.
A cura di Francesca De Col Tana – collezionista di libri, fotografa di giardini, ideatrice di eventi nei e per i giardini.

Giovedì 24 settembre ore 14.30
Una sorpresa nel bosco. Visita guidata alla Collezione Soranzo a Cavandone.
A cura di Valeria Sibilia – presidente del Verbania Garden Club.

Venerdì 25 settembre ore 14.15 – Isola Madre
L’esotica collezione dei Pittosporum
A cura di Gianfranco Giustina – curatore dei giardini Borromeo

Tutte le visite sono a prenotazione obbligatoria.
Informazioni e prenotazioni: Ufficio Turismo – Città di Verbania – tel. 0323 503249

I giardini che in passato hanno partecipato all’iniziativa:

VILLA SAN REMIGIO

Sulla sommità del Colle della Castagnola a Verbania Pallanza, Villa San Remigio domina il Lago Maggiore. Il suo giardino, concepito e realizzato da una coppia di sposi, primi cugini tra di loro, ha una storia molto interessante e romantica. Il Marchese Silvio Della Valle di Casanova e Sofia Browne, lui musicista e poeta, lei appassionata pittrice, dopo il loro matrimonio, avvenuto nel 1896, coronarono il comune sogno di gioventù trasformando in villa il vecchio châlet fatto costruire dal nonno, Peter Browne, e riplasmando sapientemente il parco che divenne immagine e rifugio dei loro stessi sentimenti.

Attorno alla villa di stile barocco napoletano, dove prima il terreno naturale si presentava scoscesoe spesso roccioso, vennero modellati ampi terrazzi a giardino; più oltre si lasciò spazio ad estese aree a prato contornate da maestose piante esotiche; il bosco, pur mantenuto nella sua forma naturale, si arricchì di rari esemplari botanici.

Il parco rappresenta così una sorta di “storia dei giardini” dove i giardini, nei vari stili, all’italiana, all’inglese, medievale, il bosco e il frutteto, si rincorrono e sfumano gradatamente l’uno nell’altro formando un tutt’uno di eccezionale armonia.

I sentimenti sono i veri protagonisti del parco; le forme, la vegetazione, i colori, i profumi, divengono strumento d’espressione al pari degli oli e delle tempere nelle pitture di Sofia, delle parole e delle note musicali per Silvio.

In ogni luogo del parco si prova un diverso sentimento che si traduce in atmosfera: la tristezza nel giardino della mestizia si contrappone ai colori e al movimento del giardino della letizia, vi è uno spazio per le ore che furono mentre dal luogo dedicato alle memorie si accede al giardino dei sospiri. Gli ampi spazi di stile inglese fanno da contrappunto ai luoghi più reconditi come l’hortus conclusus dove l’atmosfera si fa più raccolta, per l’intimità del luogo stesso e per la presenza della chiesetta romanica di San Remigio.

La lettura del parco di Villa San Remigio non è facile né riconducibile ai canoni classici dell’architettura, il giardino è di fatto il frutto del gusto eclettico, dell’origine anglo-italiana, della creatività e dei personali sentimenti che i suoi ideatori seppero esprimere in modo irripetibile.

Silvio e Sofia completarono il loro giardino, che copre una superficie di otto ettari, nel 1916 e successivamente lo aprirono al pubblico: il parco, curato da trenta giardinieri, era visitabile a pagamento ad orari fissi, le entrate devolute in beneficenza. L’apertura al pubblico durò fino al 1929, anno in cui Silvio morì per un infarto.

Villa San Remigio e il suo giardino rimasero sempre di proprietà della stessa famiglia fino al 1977, quandoil complesso venne ceduto dalla Contessa Ester Della Valle Bonacossa, figlia di Silvio e Sofia, alla Regione Piemonte. La Villa attualmente ospita alcuni uffici regionali. La manutenzione del parco è affidata al Servizio Forestale della Regione.

VILLINO SAN REMIGIO

Nell’anno 1852 il Marchese Francesco Saverio Della Valle di Casanova e la moglie Marianna Capecelatro, esuli da Napoli, acquistarono del terreno in prossimità dell’oratorio romanico di San Remigio e vi costruirono, forse ampliando un precedente edificio, l’attuale Villino, comprando a più riprese i terreni circostanti sino alla parte più scoscesa verso la ormai esistente strada a lago.

Su tali porzioni di terreno vennero poi realizzate delle opere di sostegno e di percorribilità a fini manutentivi dal figlio, Federico della Valle di Casanova che, forse anche in conseguenza di rapporti di vicinato, sposò la terza figlia di Peter Browne (proprietario del châlet Browne, ora Villa San Remigio), Ester.

Federico ed Ester ebbero due figli, Silvio e Bettina, che si trovarono a vivere a fianco dei loro primi cugini Denis e Sofia, residenti nella maggiore dimora ancora chiamata Châlet Browne soprastante il Villino. Nel 1896 i due primi cugini, Silvio e Sofia, si sposarono e andarono a vivere nello Châlet, ora proprietà di Sofia, ed iniziarono i lavori di creazione dello straordinario giardino e di trasformazione della casa che diventò l’attuale Villa San Remigio. Il Villino restò invece alla sorella di Silvio, Bettina.

Silvio morì nel 1929 a distanza di pochi giorni dalla sorella; la moglie Sofia e l’unica figlia Ester, si presero la responsabilità della cura delle due proprietà. Per molti anni il Villino fece le funzioni di foresteria di Villa San Remigio o servì quale residenza invernale per la famiglia poiché più facilmente riscaldabile rispetto ai grandi vani della casa principale.

Il Villino rimase di proprietà di Ester, diventata Contessa Bonacossa, per altri quarant’anni circa e solo nel 1968 venne venduto alla famiglia Milesi che tenne il Villino fino al 1998 quando venne ceduto all’attuale proprietà.

Salvo alcune migliorie essenziali alla residenza, la famiglia Milesi non intervenne più di tanto nella manutenzione del parco, che ha richiesto ai nuovi proprietari un intervento profondo. Il giardino ha un’estensione totale di mq 18.000, parte di esso, circa mq 13.500, guarda verso sud e si estende a gradoni digradanti dalla collina e parte di circa mq 4.500 si estende sul lato più ripido della collina che guarda verso est, scende verso il lago, ed è formato daun bosco in via di ricostruzione e risanamento.

L’accesso della casa dà su un cortile bordato da siepi di Buxus e contornato da statue. Sul lato della casa vi è un magnifico esemplare centenario di Quercus palustris e sul prato antistante svetta un esemplare centenario di Jubea. Nel prato sottostante campeggia una Camellia Oleifera di almeno 150 anni di età che si copre di fiori bianchi nel mese di dicembre; è questo un esemplare assolutamente unico nella nostra zona, sia per varietà che per età. Fa da sfondo un Castagno, ultimo residuo del “Castagneto ceduo” storico della zona, anch’esso centenario. Sia il giardino che il bosco hanno subito una totale carenza di manutenzione per parecchi decenni, l’attuale proprietà ha effettuato un considerevole lavoro di bonifica e di piantumazione per riportare il giardino ad un livello adeguato alla magia del luogo.

VILLA TARANTO
speciale bambini

I Giardini Botanici di Villa Taranto coprono un’area di circa 20 ettari sul promontorio della Castagnola a Verbania Pallanza. Le loro origini risalgono al 1931 quando un gentiluomo scozzese, il Capitano Neil Boyd McEacharn, Arciere della Regina d’Inghilterra, acquistò dalla Marchesa di Sant’Elia la proprietà chiamata “La Crocetta” con lo scopo di trasformarla in uno dei principali complessi botanici al mondo. Il Cap. McEacharn ribattezzò la proprietà “Villa Taranto” in onore di un suo antenato nominato da Napoleone Duca di Taranto.

L’aspetto della proprietà era allora ben diverso: la villa, fatta costruire intorno al 1880 dal Conte d’Orsetti, in uno stile vagamente ispirato all’architettura della Normandia, era bisognosa di restauri; il parco, meno vasto di quello odierno, non aveva alcuna impronta stilistica essendo costituito prevalentemente da castagni, robinie e bambù.

Il Capitano McEacharn, che aveva già acquisito notevole esperienza in campo botanico nelvasto parco che circondava il suo Castello di Galloway in Scozia, dedicò tutto il suo entusiasmo, la sua competenza e una grandissima parte del suo patrimonio personale alla realizzazione di un’opera che comportò oltre trent’anni di lavoro eche richiese il concorso di oltre 100 operai.

L’area dei giardini venne quasi raddoppiata con l’acquisto di altre proprietà confinanti; la vegetazione pre-esistente venne in gran parte sradicata attraverso l’abbattimento di oltre 2000 piante; si creò un impianto idrico con acqua pompata dal lago in un grosso serbatoio e poi distribuita ai vari giardini tramite una rete di 8 km di tubi;l’assetto altimetrico del terreno venne variato tramite lo scavo di una valletta artificiale, per le colture che necessitavano un clima protetto e ombreggiato, e la creazione di giardini terrazzati per le colture da posizionare in pieno sole; vennero inoltre sistemati oltre 7 km di viali. Da ultimo vi fu il delicato lavoro di ripopolamento botanico dei giardini; tale lavoroportò il Capitano McEacharn a fare più volte in giro per il mondo per reperire semi e piante da insediare e coltivare a Villa Taranto; quest’opera stimolò giardinieri e floricoltori alla coltivazione di specie fino ad allora sconosciute nei giardini e nei vivai della città.

L’importanza del giardino non è data solo dal suo patrimonio botanico, seppur ricco di oltre 20.000 varietà e specie, ma dalla bellezza e armonia dell’insieme; l’impronta all’inglese del parco è arricchita dal gusto e dalla sensibilità latina attraverso l’inserimento di elementi tipici del giardino all’italiana.

I giardini, donati dal Capitano McEacharn allo Stato Italiano, furono aperti al pubblico, per la prima volta, nel 1952. Alla sua morte, avvenuta nel 1964, il Capitano McEarcharn fu sepolto in una cappella, appositamente costruita, in mezzo il giardino.

I Giardini Botanici di Villa Taranto sono aperti al pubblico dal 1 aprile al 31 ottobre, la villa, non visitabile, è sede della Prefettura della Provincia del Verbano Cusio Ossola.

VILLA CASANOVA SCOTTI

La grande villa a due piani fuori terra, è stata costruita all'inizio del secolo scorso dall'av­vocato Antonio Casanova su terreni che facevano parte del contiguo stabilimento arti­colo avviato dal vivaista Enrico Rovelli nel 1895.

Il fabbricato, disegnato secondo uno stile ancora permeato di elementi eclettici, è scan­dito da lesene in ordine toscano al piano terreno e in ordine corinzio al primo piano, mentre le aperture sono sovrastate da timpani di gusto neoclassico. L'edificio è ingen­tilito, nonostante la considerevole mole, dai marcapiani e dal coronamento superiore che accentuano il disegno già di per sé elaborato dei prospetti.

Il giardino, collegato alla villa attraverso la bella scalinata che parte da un avancorpo a falso portico, è molto esteso e ben strutturato secondo lo schema tipico dei giardini pianeggianti del lago, dove l'aspetto panoramico e la conseguente esigenza di vista lasciano il posto a un più attento uso della componente vegetale. Alcuni elementi d'ar­redo del giardino - statue, mosaici e ciottolati colorati - ricordano, per gusto e mate­riali, la coeva sistemazione della scalinata del belvedere della villa La Scagliola di Pallanza.

Dal punto di vista botanico si segnalano, tra l’altro, le splendide spalliere di azalee tenute a forma, le quinte di rododendri, alcune piante di camelie antiche, due esemplari di araucaria maschio e femmina di fronte alla villa, una collezione di aceri, una sequoia gigante e una sequoia sempervirens e una imponente Jubea spectabilis.

VILLA L’EREMITAGGIO

La villa “l’Eremitaggio”, situata lungo la strada litoranea che conduce da Pallanza a Intra, ai piedi della Castagnola, è stata costruita nel 1895 da William B. Kaupe, facoltoso personaggio americano di origine tedesca, grande viaggiatore e amante dell’arte.

L’intero complesso è singolare per lo stile eclettico e preromantico che contraddistingue villa e giardino: il suo ideatore ha voluto qui esprimere il grande amore per l’arte italiana, riproponendonemodelli del passato e reimpiegando, in modo sapiente, elementi autentici provenienti da antiche dimore.

L’Eremitaggio si compone di tre corpi principali: la “villa” vera e propria, il cosiddetto “padiglione”e, non meno importante, il corpo intermedio che li collega, caratterizzato da una loggia aperta verso il giardino ed il lago. Proprio questa disposizione articolata e libera dei fabbricati danno all’Eremitaggio la possibilità di inserirsi con naturalezza nel giardino, creando angoli suggestivi soprattutto attraverso la studiata sistemazione degli spazi esterni, a loro volta arricchiti da un vasto arredo di elementi decorativi. Particolarmente significativo è il piazzale antistante la villa verso il lago, con pavimento a mosaico, delimitato da un ninfeo a e da statue del XVII secolo.

Il giardino, che si estende per quasi mezzo chilometro interamente affacciato sul lago, risulta così il frutto di un riuscito connubio di architetture e piante annose e lussureggianti: rose rampicanti, palmizi, tuje, rododendri, azalee, magnolie, vari esemplari di canfora, faggi rossi, conifere, cipressi, oleandri e limoni si compenetrano con statue, fregi, parapetti in pietra e ferro battuto. Il giardino è completato da una grande darsena, costruita nel 1899 su disegno dello stesso Kaupe e da due porticcioli.

L’Eremitaggio appartiene oggi ai Conti Rusconi Clerici.

VILLA SCAGLIOLA

Villa Scagliola, già citata dalle guide turistiche di fine Ottocento come Villa Hasehburner, deve il suo aspetto gotico-inglese agli interventi effettuati dai suoi primi proprietari.

Nel 1880 Antonio Restellini, industriale della zona, vendette un modesto edificio, che era annesso alle fornaci di vetro site un po’ più in là, al gentiluomo inglese Charles Hasehburner; egli affidò all’architettoelvetico Augusto Guidini (già progettista di Villa Taranto, dell’asilo di Locarno, di Villa Della Casa a Baveno) il compito di trasformare il piccolo edificio inuna villa fortemente marcata da quello stile eclettico che fu tipico delle costruzioni di lago dell’epoca. Secondo una tecnica di cui il Guidini (e non solo lui solamente) era appassionato, si fece largo impiego di scagliola, piccole scaglie di pietra, con cui fu realizzato il paramento murario particolarmente raffinato e gradevole alla vista. Molto affascinanti sono i sotterranei, dove un tempo sorgeva la fornace: i soffitti a volta in mattoni, alti più di sei metri, garantiscono all’edificio sovrastante un buon isolamento dall’umidità, che altrimenti risalirebbe sia dal lago, sia dal ruscello di cui arditamente non si volle deviare il corso, lasciando che passasse, in bella vista, proprio sotto la villa.

Se all’inglese si devono gli interventi edilizi, chi ridisegnò il parco fu però il successivo proprietario, il tedesco Friedrich Messtorff. Egli nel 1906 fece modificare completamente la parte del parco a monte della strada: infatti la peculiarità della villa è di essere collegata al proprio grande parco per mezzo di due piccoli tunnel che passano sotto la litoranea.

Il Messtorff fece tracciare viali sinuosi, una scenografica scalinata che culmina in un tempietto, una vasca per le piante acquatiche; ingentilivano ancor di più il complesso alcune raffinate statue dello scultore milanese simbolista Adolfo Wildt, professore accademico di Brera e valente esecutore di opere concepite nello splendido marmo locale estratto dalle cave di Candoglia; alcune di esse erano riproduzioni di modelli classici e, in almenoin un caso, “Le maschere dei coniugi”,erano invece di sua ideazione.

L’impianto arboreo, in gran parte originario, consta di vecchissime querce, camelie, rododendri, glicini, sequoie, Magnolie grandiflora, Rose banksiae e Ficus repens. Due aceri e tre cipressi (un quarto è purtroppo morto) incorniciano elegantemente la facciata a lago della villa, accentuando l’aspetto slanciato e la scansione verticale del complesso.

Gli ultimi interventi edilizi, condotti l’anno seguente alla conclusione del primo conflitto mondiale (1919) sono dovuti al senatore Luigi Della Torre – nonno dell’attuale proprietario –che acquistò la villa ristrutturandola ulteriormente e introducendo elementi architettonici in pietra di Varese. Da allora il complesso mantiene immutato il proprio fascino un poco retrò e forse leggermente malinconico, che lo rende uno dei più begli esempi verbanesi di villa e giardino tardo-ottocenteschi.

VILLE CASTELLI

Situato sulla “Punta della Castagnola”, questo giardino si estende su circa due ettari di terreno e ospita al suo interno tre ville appartenenti alla stessa famiglia: Villa Giuditta, Villa Carla e Villa Mariù (ora denominata La Casa sulla Castagnola), le prime due costruite tra gli anni ’30 e ’40, la terza edificata nello stesso periodo su un edificio pre-esistente.

Il giardino presenta aspetti diversi dovuti in parte alle varie caratteristiche del terreno e in parte al gusto personale che ognuna delle tre famiglie ha voluto esprimere. Al suo interno si trovano zone dedicate alle azalee e ai rododendri, alcuni di notevoli dimensioni, un’area boschiva, prati all’inglese intorno alle residenze, una zona panoramica incorniciata da un pergolato di glicine, che purtroppo è stato fortemente danneggiato dal vento nel 1978, e una zona sportiva con la piscina.

L’arredo arboreo è composto, tra l’altro, da vari tipi di conifere, querce da sughero, ulivi, melograni, un cipresso del cashmere e agavi.

VILLA RUSCONI CLERICI
www.villarusconiclerici.it

La villa è stata costruita verso la fine del 1800, su progetto dell’Architetto Giovanni Giachi di Milano, laddove sorgeva la villa Bozzotti. La facciata principale è rivolta verso il lago, mentre la parte posteriore si allinea alla strada litoranea che collega Pallanza a Intra.

La villa, a pianta quadrata, ha un volume vario e movimentato. Al primo piano la parte centrale della facciata verso il lago è arretrata e al secondo piano vi è la presenza di una loggia. Al piano terreno un porticato a tre arcate si apre su una grande terrazza, quasi una continuazione verso l’esterno dei saloni interni. Questa facciata è dunque è dunque la più interessante e presenta tutti i caratteri più rappresentativi della villa borghese: l’affaccio al lago, il godimento del panorama, il legame con il giardino.

Il giardino, che occupa una superficie di circa un ettaro, si protende verso il lago offrendo un bellissimo panorama di Pallanza, dell’Isolino San Giovanni e del Golfo Borromeo. Tra le piante più interessanti troviamo: un bell’esemplare di Magnolia grandiflora, un Faggio asplenifoglia, una Sophora e varie qualità di Camelie antiche del lago. Interessante la limonaia restaurata di recente.

I proprietari mettono a disposizione il giardino della villa per ricevimenti e banchetti privati.

 
 
 
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