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I GIARDINI
DI VERBANIA |
COLLEZIONE SORANZO |
| Situata in una zona panoramica
nei pressi dall’abitato di Cavandone, si tratta
di una preziosa e singolare collezione di conifere e
latifoglie che conta centinaia di esemplari, la maggior
parte a foglia persistente.
La collezione è stata realizzata dal Dr. Gianpaolo
Soranzo, grande conoscitore e appassionato di botanica,
che negli anni ’60, a seguito di letture specialistiche
su conifere e latifoglie, si è entusiasmato all’idea
di poter piantare e quindi ammirare direttamente su
un terreno di sua proprietà, lasciato incolto
da anni, questi esemplari che tanto lo avevano affascinato.
Su un terreno di circa due ettari si trovano conifere
che vanno dalle picee ai cedri, dai pini ai cipressi.
Tra le rarità si segnala una Chamaecyparis Lawsoniana
Verbanensis, un Pino Lariceo di Corsica e una Sequoia
gigantea.
Nelle latifoglie presenti alcune curiosità botaniche
come l’Acer Saccharum, dalla cui corteccia si
estrae il succo d’acero, e il Liquidambar Styraciflua,
dalla cui corteccia si ricava lo storace detto “ambra
liquida” utilizzato in medicina e in profumeria. |
VILLA BAGATELLE |
| La famiglia Erba, nota
a Pallanza per le molte proprietà di cui disponeva
nel secolo scorso (tra queste Villa Olimpia, ora di
proprietà comunale) fu la prima proprietaria
dell’odierna Villa Bagatelle.
Gli Erba acquistarono il terreno, coltivato a vigna
e gelso, nel 1797 e dopo la metà dell’800
vi costruirono l’edificio, un casino di campagna
fornito di otto vani e sviluppato su tre piani. Il Villino
venne in seguito ampliato, si aggiunsero stalla e successivamente
garage, ma la famiglia Erba non ne fece mai una vera
e propria residenza; tanto è vero che nel 1943
anno in cui fu venduto alla famiglie Casartelli l’edificio
era citato negli atti come “villino in cattivo
stato di manutenzione, da anni disabitato e rustico”.
Furono i nuovi proprietari a trasformare il rustico
in villa introducendo nel terreno circostante un appezzamento
di circa 9.000 metri quadrati – le varietà
arboree più in voga a quel tempo: Picea, Camellie,
Cryptomeria japonica globosa e Liquidanbar orientalis
si aggiunsero ad un esemplare ora centenario –
di Sequoia sempervirens e prosperarono trovando in Castagnola
terreno fertile e clima idoneo.
Gli attuali proprietari hanno effettuato ulteriori migliorie
al parco operando ripiantumazioni e ricavando una zona
destinata a piscina ed impianti sportivi. |
VILLA CASANOVA SCOTTI |
La grande villa a due piani
fuori terra, è stata costruita all'inizio del secolo
scorso dall'avvocato Antonio Casanova su terreni che facevano
parte del contiguo stabilimento articolo avviato dal vivaista
Enrico Rovelli nel 1895.
Il fabbricato, disegnato secondo uno stile ancora permeato
di elementi eclettici, è scandito da lesene in
ordine toscano al piano terreno e in ordine corinzio al
primo piano, mentre le aperture sono sovrastate da timpani
di gusto neoclassico. L'edificio è ingentilito,
nonostante la considerevole mole, dai marcapiani e dal
coronamento superiore che accentuano il disegno già
di per sé elaborato dei prospetti.
Il giardino, collegato alla villa attraverso la bella
scalinata che parte da un avancorpo a falso portico, è
molto esteso e ben strutturato secondo lo schema tipico
dei giardini pianeggianti del lago, dove l'aspetto panoramico
e la conseguente esigenza di vista lasciano il posto a
un più attento uso della componente vegetale. Alcuni
elementi d'arredo del giardino - statue, mosaici e ciottolati
colorati - ricordano, per gusto e materiali, la coeva
sistemazione della scalinata del belvedere della villa
La Scagliola di Pallanza.
Dal punto di vista botanico si segnalano, tra l’altro,
le splendide spalliere di azalee tenute a forma, le quinte
di rododendri, alcune piante di camelie antiche, due esemplari
di araucaria maschio e femmina di fronte alla villa, una
collezione di aceri, una sequoia gigante e una sequoia
sempervirens e una imponente Jubea spectabilis. |
VILLE CASTELLI |
| Situato sulla “Punta
della Castagnola”, questo giardino si estende
su circa due ettari di terreno e ospita al suo interno
tre ville appartenenti alla stessa famiglia: Villa Giuditta,
Villa Carla e Villa Mariù (ora denominata La
Casa sulla Castagnola), le prime due costruite tra gli
anni ’30 e ’40, la terza edificata nello
stesso periodo su un edificio pre-esistente.
Il giardino presenta aspetti diversi dovuti in parte
alle varie caratteristiche del terreno e in parte al
gusto personale che ognuna delle tre famiglie ha voluto
esprimere. Al suo interno si trovano zone dedicate alle
azalee e ai rododendri, alcuni di notevoli dimensioni,
un’area boschiva, prati all’inglese intorno
alle residenze, una zona panoramica incorniciata da
un pergolato di glicine, che purtroppo è stato
fortemente danneggiato dal vento nel 1978, e una zona
sportiva con la piscina.
L’arredo arboreo è composto, tra l’altro,
da vari tipi di conifere, querce da sughero, ulivi,
melograni, un cipresso del cashmere e agavi. |
IL GIARDINO DI VILLA CERETTI |
| La Villa, situata in una
splendida posizione panoramica, fu edificata nel suo
corpo centrale per l’Avvocato Franzi nel 1868.
Successivamente venne acquistata dall’Ing. Giulio
Ceretti che ne ristrutturò completamente le facciate,
aggiungendovi le ali con i terrazzi, il colonnato e
lo scalone in stile neoclassico.
Durante la riedificazione conclusa nel 1920, l’Ing.
Ceretti costruì gran parte del giardino e il
caratteristico muraglione a lago.
L’ing. Ceretti (Bologna 1868 – Milano 1934)
è stato uno dei pionieri dei trasporti sospesi
presentando nel 1890 all’Esposizione di Milano
una piccola funivia per il trasporto di persone e realizzando
nel 1912 la prima funivia con sostegni intermedi; fu
anche tra i primi a progettare e realizzare l’installazione
nei porti dei più moderni mezzi meccanici per
lo scarico e il carico delle navi estendendo gradualmente
la sua attività alla progettazione di apparecchi
di sollevamento e di trasporto.
La Villa presenta una severa linea tardo-neoclassica,
il cui motivo decorativo più appariscente è
costituito dalle lesene scanalate e decorate da riquadri
che scandiscono le quattro facciate.
L’edificio è costituito da una parte centrale
fiancheggiata da due ali più basse sporgenti
verso il lago coperte a terrazzo, a loro volta precedute
da un avancorpo laterale, pure a terrazzo, che articolando
il complesso lo inseriscono in forma più mossa
entro il parco.
Il giardino si estende per circa trecento metri interamente
a lago e presenta una struttura che si rifà ai
canoni del giardino all’italiana interpretati
dal gusto ottocentesco e adeguati alla peculiare quanto
straordinaria caratteristica del posto dove il lago
offre magnifici scorci panoramici sul golfo Borromeo.
Nel giardino si segnala la presenza di una Cinnamomum
camphora (vera canfora), un Cedro deodara, un Cupressus
arizonica e un rigoglioso gruppo di banani. |
VILLA DELLA QUERCIA |
| Villa Della Quercia sorge
su un promontorio della Castagnola, alla sommità
di un’altura dalla quale domina il grande parco
all’inglese. Le prime notizie della villa risalgono
al 1870 quando la dimora, un edificio di tre piani e
diciassette vani “con giardino di delizie”
denominato “Villa Mirasole”, apparteneva
alla famiglia Ferraris che la utilizzava per villeggiatura.
Nel 1913 fu acquistata da un nobile britannico che soggiornava
all’Isolino San Giovanni, Edoardo Capel-Cure,
il quale le diede il nome di “Villa Delle Quercia”
dal suo pseudonimo di scrittore e giornalista “Gian
Della Quercia”. Nel 1916 Capel-Cure, divenuto
addetto commerciale dell’ambasciata inglese a
Roma, offrì la villa come sede di un convegno
tra il ministro britannico del commercio On. Runciman
e i ministri italiani dei trasporti On. Arletta e del
Commercio On. De Nava per discutere dei problemi economici
tra le due potenze dell’Intesa. In altre occasioni
Villa Della Quercia ospitò illustri personaggi
della politica e della diplomazia, anche dopo la morte
della Capel-Cure avvenuta nel 1923.
Per successione testamentaria la proprietà passò
nel 1959 da Bettina Capel-Cure figlia di Edoardo –
alla famiglia De Malfatti di Montestretto che la vendette
nel 1973 ai proprietari del confinante Albergo Villa
Azalea.
Il parco di Villa Della Quercia ha una superficie di
11.000 metri quadrati la cui visione è una continua
sorpresa per il visitatore che, risalendo dal viale
a scogliera, scopre a poco a poco la villa di cui nota
dapprima solo qualche scorcio e gli anfratti del giardino;
anche un’antica sorgente è occultata da
alberi secolari: tra le piante tipiche del lago azalee
e camelie – vi si trovano una Sequoia sempervirens,
diversi Cornus capitata, Phenix canariensis e limoni
in piena terra, un bellisimo esemplare di Libocedrus
decurrens, ippocastani, aceri, platani e una interessante
collezione di Podocarpus. |
IL GIARDINO DELLA VILLA L’EREMITAGGIO |
La villa “l’Eremitaggio”,
situata lungo la strada litoranea che conduce da Pallanza
a Intra, ai piedi della Castagnola, è stata costruita
nel 1895 da William B. Kaupe, facoltoso personaggio americano
di origine tedesca, grande viaggiatore e amante dell’arte.
L’intero complesso è singolare per lo stile
eclettico e preromantico che contraddistingue villa e
giardino: il suo ideatore ha voluto qui esprimere il grande
amore per l’arte italiana, riproponendone modelli
del passato e reimpiegando, in modo sapiente, elementi
autentici provenienti da antiche dimore.
L’Eremitaggio si compone di tre corpi principali:
la “villa” vera e propria, il cosiddetto “padiglione”e,
non meno importante, il corpo intermedio che li collega,
caratterizzato da una loggia aperta verso il giardino
ed il lago. Proprio questa disposizione articolata e libera
dei fabbricati danno all’Eremitaggio la possibilità
di inserirsi con naturalezza nel giardino, creando angoli
suggestivi soprattutto attraverso la studiata sistemazione
degli spazi esterni, a loro volta arricchiti da un vasto
arredo di elementi decorativi. Particolarmente significativo
è il piazzale antistante la villa verso il lago,
con pavimento a mosaico, delimitato da un ninfeo a e da
statue del XVII secolo.
Il giardino, che si estende per quasi mezzo chilometro
interamente affacciato sul lago, risulta così il
frutto di un riuscito connubio di architetture e piante
annose e lussureggianti: rose rampicanti, palmizi, tuje,
rododendri, azalee, magnolie, vari esemplari di canfora,
faggi rossi, conifere, cipressi, oleandri e limoni si
compenetrano con statue, fregi, parapetti in pietra e
ferro battuto. Il giardino è completato da una
grande darsena, costruita nel 1899 su disegno dello stesso
Kaupe e da due porticcioli.
L’Eremitaggio appartiene oggi ai Conti Rusconi Clerici. |
IL GIARDINO DI VILLA RESTELLINI |
| La casa Restellini fu
edificata nel 1840 e, nel 1890, divenne proprietà
di W.B. Kaupe, appassionato botanico americano di origine
tedesca.
Nel 1943 la casa, con annessi rustici e terreni agricoli
per un totale di circa 15.000 mq, fu acquistata dalla
famiglia degli attuali proprietari che, con l’aiuto
tecnico e professionale dell’Arch. Minali, ridisegnò
tutto l’impianto della zona che al momento dell’acquisto,
a parte qualche raro esemplare di albero secolare –
come la Sequoia Wellingtoniana, i Cupressus, gli Abies
e la magnifica Cryptomeria Japonica Globosa –
era coltivata a frutteto.
L’ingresso all’italiana del giardino venne
modificato sostituendo Bosso a Taxus Baccata con Magnolie
Grandiflora e bordure di fioritura stagionale. La casa
fu ristrutturata e ricoperta di scagliola.
Venne creato un viale d’accesso per condurre alla
parte alta del terreno scavando nella roccia e ricoprendo
i muraglioni con grandi siepi di Osmanthus Fragrans
che, nel mese di settembre, profumano tutto il giardino.
Vennero piantati alberi ad alto fusto come Fagus Rubra,
Tricolor e Asplenifolia, Acer Palmatum e Negundum, Pinus
Pinea, nonché Liquidambar e Gingko Biloba. Si
crearono angoli con alberi a fioritura stagionale come
le Magnolie Stellate, Cornus Florida, e Kousa, Magnolie
di vario tipo, nonché guppi di sottobosco con
Azalee sia di lago che giapponesi, Rhododendron e Camellie.
Nella parte di terreno al di là del ponticello
che sovrasta Via alla Castagnola (costruito nel 1916)
venne creata sia una zona sportiva, con piscina e tennis,
che una zona di riproduzione con l’impianto di
alcune serre sia riscaldate che fredde, nonché
letti caldi per la produzione delle fioriture stagionali
ed una zona orto per la produzione delle verdure. Attorno
alle serre vi è una collezione di agrumi (limoni,
aranci e mandarini) con piante in vaso di decine di
anni di età.
Il percorso del giardino finisce in un belvedere affacciato
sul lago, ricoperto di un berceau di rose New Dawn e
contornato da azalee di tutti i tipi.
I prati sono quasi tutti “all’inglese”
tenuti a tappeto verde formato da un misto di varie
essenze.
Nel corso di questi 55 anni la famiglia ha mantenuto
la struttura originaria del giardino creata dall’Arch.
Minali nel 1943, naturalmente aumentando sempre la varietà
delle piante e togliendo solo quelle piante necessarie
per consentire un miglior sviluppo di quelle più
pregiate. |
VILLA RUSCONI CLERICI |
La villa è stata costruita
verso la fine del 1800, su progetto dell’Architetto
Giovanni Giachi di Milano, laddove sorgeva la villa Bozzotti.
La facciata principale è rivolta verso il lago,
mentre la parte posteriore si allinea alla strada litoranea
che collega Pallanza a Intra.
La villa, a pianta quadrata, ha un volume vario e movimentato.
Al primo piano la parte centrale della facciata verso
il lago è arretrata e al secondo piano vi è
la presenza di una loggia. Al piano terreno un porticato
a tre arcate si apre su una grande terrazza, quasi una
continuazione verso l’esterno dei saloni interni.
Questa facciata è dunque è dunque la più
interessante e presenta tutti i caratteri più rappresentativi
della villa borghese: l’affaccio al lago, il godimento
del panorama, il legame con il giardino.
Il giardino, che occupa una superficie di circa un ettaro,
si protende verso il lago offrendo un bellissimo panorama
di Pallanza, dell’Isolino San Giovanni e del Golfo
Borromeo. Tra le piante più interessanti troviamo:
un bell’esemplare di Magnolia grandiflora, un Faggio
asplenifoglia, una Sophora e varie qualità di Camelie
antiche del lago. Interessante la limonaia restaurata
di recente.
I proprietari mettono a disposizione il giardino della
villa per ricevimenti e banchetti privati. |
I GIARDINI DI VILLA SAN REMIGIO |
| Sulla sommità del
Colle della Castagnola a Verbania Pallanza, Villa San
Remigio domina il Lago Maggiore. Il suo giardino, che
occupa una superficie di otto ettari, fu concepito e
realizzato da una coppia di sposi, primi cugini tra
di loro, il Marchese Silvio Della Valle di Casanova
e Sofia Browne. Musicista e poeta lui, appassionata
pittrice lei, dopo il loro matrimonio, avvenuto nel
1896, coronarono il comune sogno di gioventù
trasformando in villa il vecchio châlet fatto
costruire dal nonno, Peter Browne, e riplasmando sapientemente
il parco che divenne immagine e rifugio dei loro stessi
sentimenti.
Attorno alla villa di stile barocco napoletano, dove
prima il terreno naturale si presentava scosceso e spesso
roccioso, vennero modellati ampi terrazzi a giardino;
più oltre si lasciò spazio ad estese aree
a prato contornate da maestose piante esotiche; il bosco,
pur mantenuto nella sua forma naturale, si arricchì
di rari esemplari botanici.
Il parco rappresenta così una sorta di “storia
dei giardini” dove i giardini, nei vari stili,
all’italiana, all’inglese, medievale, il
bosco e il frutteto, si rincorrono e sfumano gradatamente
l’uno nell’altro formando un tutt’uno
di eccezionale armonia.
I sentimenti sono i veri protagonisti del parco: la
tristezza nel giardino della mestizia si contrappone
ai colori e al movimento del giardino della letizia,
vi è uno spazio per le ore che furono mentre
dal luogo dedicato alle memorie si accede al giardino
dei sospiri. Gli ampi spazi di stile inglese fanno da
contrappunto ai luoghi più reconditi come l’hortus
conclusus dove l’atmosfera si fa più raccolta,
per l’intimità del luogo stesso e per la
presenza dell’oratorio romanico di San Remigio.
La lettura del parco di Villa San Remigio non è
facile né riconducibile ai canoni classici dell’architettura,
il giardino è di fatto il frutto del gusto eclettico,
dell’origine anglo-italiana, della creatività
e dei personali sentimenti che i suoi ideatori seppero
esprimere in modo irripetibile.
Villa San Remigio e il suo giardino rimasero sempre
di proprietà della stessa famiglia fino al 1977,
quando il complesso venne ceduto dalla Contessa Ester
Della Valle Bonacossa, figlia di Silvio e Sofia, alla
Regione Piemonte. La Villa attualmente ospita alcuni
uffici regionali. La manutenzione del parco è
affidata al Servizio Forestale della Regione. |
VILLINO SAN REMIGIO |
| Nell’anno 1852 il
Marchese Francesco Saverio Della Valle di Casanova e
la moglie Marianna Capecelatro, esuli da Napoli, acquistarono
del terreno in prossimità dell’oratorio
romanico di San Remigio e vi costruirono, forse ampliando
un precedente edificio, l’attuale Villino, comprando
a più riprese i terreni circostanti sino alla
parte più scoscesa verso la ormai esistente strada
a lago.
Su tali porzioni di terreno vennero poi realizzate delle
opere di sostesgno e di percorribilità a fini
manutentivi dal figlio, Federico della Valle di Casanova
che, forse anche in conseguenza di rapporti di vicinato,
sposò la terza figlia di Peter Browne (proprietario
del châlet Browne, ora Villa San Remigio), Ester.
Federico ed Ester ebbero due figli, Silvio e Bettina,
che si trovarono a vivere a fianco dei loro primi cugini
Denis e Sofia, residenti nella maggiore dimora ancora
chiamata Châlet Browne soprastante il Villino.
Nel 1896 i due primi cugini, Silvio e Sofia, si sposarono
e andarono a vivere nello Châlet, ora proprietà
di Sofia, ed iniziarono i lavori di creazione dello
straordinario giardino e di trasformazione della casa
che diventò l’attuale Villa San Remigio.
Il Villino restò invece alla sorella di Silvio,
Bettina.
Silvio morì nel 1929 a distanza di pochi giorni
dalla sorella; la moglie Sofia e l’unica figlia
Ester, si presero la responsabilità della cura
delle due proprietà. Per molti anni il Villino
fece le funzioni di foresteria di Villa San Remigio
o servì quale residenza invernale per la famiglia
poiché più facilmente riscaldabile rispetto
ai grandi vani della casa principale.
Il Villino rimase di proprietà di Ester, diventata
Contessa Bonacossa, per altri quarant’anni circa
e solo nel 1968 venne venduto alla famiglia Milesi che
tenne il Villino fino al 1998 quando venne ceduto all’attuale
proprietà.
Salvo alcune migliorie essenziali alla residenza, la
famiglia Milesi non intervenne più di tanto nella
manutenzione del parco, che ha richiesto ai nuovi proprietari
un intervento profondo. Il giardino ha un’estensione
totale di mq 18.000, parte di esso, circa mq 13.500,
guarda verso sud e si estende a gradoni digradanti dalla
collina e parte di circa mq 4.500 si estende sul lato
più ripido della collina che guarda verso est,
scende verso il lago, ed è formato da un bosco
in via di ricostruzione e risanamento.
L’accesso della casa dà su un cortile bordato
da siepi di Buxus e contornato da statue. Sul lato della
casa vi è un magnifico esemplare centenario di
Quercus palustris e sul prato antistante svetta un esemplare
centenario di Jubea. Nel prato sottostante campeggia
una Camellia Oleifera di almeno 150 anni di età
che si copre di fiori bianchi nel mese di dicembre;
è questo un esemplare assolutamente unico nella
nostra zona, sia per varietà che per età.
Fa da sfondo un Castagno, ultimo residuo del “Castagneto
ceduo” storico della zona, anch’esso centenario.
Sia il giardino che il bosco hanno subito una totale
carenza di manutenzione per parecchi decenni, l’attuale
proprietà ha effettuato un considerevole lavoro
di bonifica e di piantumazione per riportare il giardino
ad un livello adeguato alla magia del luogo. |
VILLA SCAGLIOLA |
| Villa Scagliola, già
citata dalle guide turistiche di fine Ottocento come
Villa Hasehburner, deve il suo aspetto gotico-inglese
agli interventi effettuati dai suoi primi proprietari.
Nel 1880 Antonio Restellini, industriale della zona,
vendette un modesto edificio, che era annesso alle fornaci
di vetro site un po’ più in là,
al gentiluomo inglese Charles Hasehburner; egli affidò
all’architetto elvetico Augusto Guidini (già
progettista di Villa Taranto, dell’asilo di Locarno,
di Villa Della Casa a Baveno) il compito di trasformare
il piccolo edificio in una villa fortemente marcata
da quello stile eclettico che fu tipico delle costruzioni
di lago dell’epoca. Secondo una tecnica di cui
il Guidini (e non solo lui solamente) era appassionato,
si fece largo impiego di scagliola, piccole scaglie
di pietra, con cui fu realizzato il paramento murario
particolarmente raffinato e gradevole alla vista.
Molto affascinanti sono i sotterranei, dove un tempo
sorgeva la fornace: i soffitti a volta in mattoni, alti
più di sei metri, garantiscono all’edificio
sovrastante un buon isolamento dall’umidità,
che altrimenti risalirebbe sia dal lago, sia dal ruscello
di cui arditamente non si volle deviare il corso, lasciando
che passasse, in bella vista, proprio sotto la villa.
Se all’inglese si devono gli interventi edilizi,
chi ridisegnò il parco fu però il successivo
proprietario, il tedesco Friedrich Messtorff. Egli nel
1906 fece modificare completamente la parte del parco
a monte della strada: infatti la peculiarità
della villa è di essere collegata al proprio
grande parco per mezzo di due piccoli tunnel che passano
sotto la litoranea.
Il Messtorff fece tracciare viali sinuosi, una scenografica
scalinata che culmina in un tempietto, una vasca per
le piante acquatiche; ingentilivano ancor di più
il complesso alcune raffinate statue dello scultore
milanese simbolista Adolfo Wildt, professore accademico
di Brera e valente esecutore di opere concepite nello
splendido marmo locale estratto dalle cave di Candoglia;
alcune di esse erano riproduzioni di modelli classici
e, in almeno in un caso, “Le maschere dei coniugi”,
erano invece di sua ideazione.
L’impianto arboreo, in gran parte originario,
consta di vecchissime querce, camelie, rododendri, glicini,
sequoie, Magnolie grandiflora, Rose banksiae e Ficus
repens. Due aceri e tre cipressi (un quarto è
purtroppo morto) incorniciano elegantemente la facciata
a lago della villa, accentuando l’aspetto slanciato
e la scansione verticale del complesso.
Gli ultimi interventi edilizi, condotti l’anno
seguente alla conclusione del primo conflitto mondiale
(1919) sono dovuti al senatore Luigi Della Torre –
nonno dell’attuale proprietario – che acquistò
la villa ristrutturandola ulteriormente e introducendo
elementi architettonici in pietra di Varese.
Da allora il complesso mantiene immutato il proprio
fascino un poco retrò e forse leggermente malinconico,
che lo rende uno dei più begli esempi verbanesi
di villa e giardino tardo-ottocenteschi.
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